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Fermare il momento……

Nella sezione ” Fotografia” della Gallery numerosi scatti spiegano la mia assione per quest’arte. Mi piace  posare l’occhio sul mirino, trattenere il respiro e fermare il momento immortalando una persona, uno sguardo, un oggetto, un paesaggio o uno scorcio. Mi piace fotografare per comunicare e per ricordare, cercando di toccare il cuore dell’osservatore. Mi piace fotografare per fermare il tempo e racchiudere in una immagine l’istante perfetto.

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Trasformare la materia in immagine.

Nella Gallery sezione “sculture” una carellata  di terrecotte patinate eseguite tra il 1990 e il 2010 raccontano la mia passione per la scultura. La mia ricerca  artistica è sempre stimolata dall’universo femminile, dalla sua anima, dalla sua mente e dalle sue forme. Volti e figure narrano quotidiane storie e interagiscono con l’osservatore svelando la parte interiore ed emotiva, denunciando orrori e suscitando passioni. Attraverso le mani mai stanca di trasformare la  materia in immagine.

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Montagnana, amore di città!

Dall’inizio della mia attività artistica, più volte, ho reso omaggio a Montagnana, la mia città . Nei primi tentativi degli anni 80, fino ad oggi, sempre animata dalla stessa emozione. Con  coloei, pennelli e uno stile perso nale, ho cercato sempre di rappresentarla a modo mio. La città in cui si è nati e cresciuti conserva per sempre un fascino particolare, ci accompagna tutta la vita e s’imprime nel nostro animo. Le maestose mura medievali, la circondano come in un abbraccio materno, Nel Borgo, tra case, palazzi, chiese, atchi r sottoportici, si respira atmosfera d’altri tempi. Uno scrigno elegante, ricco di storia e fonte inesauribile di ispirazione.

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Storie dimenticate. Nina e le altre.

Desidero ricordare, raccontando la storia di Nina, quella parte di umanità, che in un tempo non molto lontano, veniva trascurata, maltrattata e abbandonata alla solitudine della malattia e segregata in “manicomio”. All’interno di questi luoghi avvenivano sperimentazioni mediche e violenze di ogni genere. Nina, ha 16 anni quando, nel 1967, viene internata al Leonardo Bianchi di Napoli. Il suo ricovero dura 2812 giorni, la maggior parte legata ad un letto, mentre le vengono praticati più di 40 coma insulinici, decine di attacchi febbrili e 40 elettroshock, insieme alla somministrazione di dosi massicce di neurolettici. Gli psichiatri, nel tempo, la descrivono piagnucolante, querula, fatua, abulica, lurida.

Nella notte di Pasqua del 1975, a 24 anni, a seguito di un litigio con una ricoverata, non avendo ricevuto alcuna assistenza, muore in un letto della “sezione agitati”, dopo 4 ore di agonia. La Procura aprirà un fascicolo ma il caso non giungerà mai in tribunale: i giornali locali, nei giorni successivi al suo decesso, titoleranno “Colpita alla testa è morta una pazza”

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Incontro con l’artista

L’atelier di Carmen Cassighi è aperto a visite private su appuntamento.