Montagnana, amore di città!

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Dall’inizio della mia attività artistica, più volte, ho reso omaggio a Montagnana, la mia città . Nei primi tentativi degli anni 80, fino ad oggi, sempre animata dalla stessa emozione. Con  coloei, pennelli e uno stile perso nale, ho cercato sempre di rappresentarla a modo mio. La città in cui si è nati e cresciuti conserva per sempre un fascino particolare, ci accompagna tutta la vita e s’imprime nel nostro animo. Le maestose mura medievali, la circondano come in un abbraccio materno, Nel Borgo, tra case, palazzi, chiese, atchi r sottoportici, si respira atmosfera d’altri tempi. Uno scrigno elegante, ricco di storia e fonte inesauribile di ispirazione.

Storie dimenticate. Nina e le altre.

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Desidero ricordare, raccontando la storia di Nina, quella parte di umanità, che in un tempo non molto lontano, veniva trascurata, maltrattata e abbandonata alla solitudine della malattia e segregata in “manicomio”. All’interno di questi luoghi avvenivano sperimentazioni mediche e violenze di ogni genere. Nina, ha 16 anni quando, nel 1967, viene internata al Leonardo Bianchi di Napoli. Il suo ricovero dura 2812 giorni, la maggior parte legata ad un letto, mentre le vengono praticati più di 40 coma insulinici, decine di attacchi febbrili e 40 elettroshock, insieme alla somministrazione di dosi massicce di neurolettici. Gli psichiatri, nel tempo, la descrivono piagnucolante, querula, fatua, abulica, lurida.

Nella notte di Pasqua del 1975, a 24 anni, a seguito di un litigio con una ricoverata, non avendo ricevuto alcuna assistenza, muore in un letto della “sezione agitati”, dopo 4 ore di agonia. La Procura aprirà un fascicolo ma il caso non giungerà mai in tribunale: i giornali locali, nei giorni successivi al suo decesso, titoleranno “Colpita alla testa è morta una pazza”

Ritratti delle “mie donne” e delle “mie bambine” a Palazzo Lombardesco

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Dal 19 maggio al  3 giugno, nel salone a piano terra del Palazzo Lombardesco a Montagnana (Pd), sarà aperta al pubblico una mia personale di pittura, dal titolo “Ritratti”. In esposizione opere tra le più rappresentative, ripercorrono le tappe fondamentali  della mia  evoluzione artistica, dagli anni 90 ad oggi. Le tele ritraggono donne e bambine in momenti di vita quotidiana,  momenti di spensieratezza e di riflessione. Una sorta di diario di esperienze personali latenti. Il presente avvolto in una sottile nostalgia del passato. In questi racconti su tela, narro l’universo femminile, sempre alla ricerca di svelare il mistero della donna come  madre, figlia, moglie, amica e compagna.